La Tragedia di Superga e la leggenda spezzata del Grande Torino: era il 4 maggio 1949

Esattamente 72 anni fa l'aereo con a bordo il Grande Torino si schiantò sul colle di Superga: muoiono tutte le 31 persone a bordo.

Una delle squadre più forti della storia del calcio che improvvisamente sparisce. Era il 4 maggio 1949 quando si verificò quella che è passata alla storia come la tragedia di Superga. Erano da poco passate le 17 quando il Fiat G.212 della compagnia aerea ALI, di ritorno da Lisbona, si schiantò contro nei pressi della basilica di Superga con a bordo il Grande Torino. Morirono tutti i 31 passeggeri a bordo. Ricostruiamo quanto successo a distanza di esattamente 72 anni da quel tragico giorno. 

 

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LA TRAGEDIA DI SUPERGA, IL 4 MAGGIO 1949 SE NE ANDAVA IL GRANDE TORINO

 

È il 4 maggio 1949, sono le 9.40 quando un trimotore FIAT G.212, con marche I-ELCE, delle Avio Linee Italiane decolla dall'aeroporto di Lisbona con direzione Torino. A bordo c’è il Grande Torino, una delle squadre di calcio più forti in circolazione. Ma non ci sono tutti, all’appello ne mancano tre: il secondo portiere Renato Gandolfi, Sauro Tomà e Luigi Gandolfi non sono infatti partiti con il resto della squadra. I granata hanno fatto tappa in terra lusitana per disputare un’amichevole contro il Benfica e ora sono pronti per fare ritorno a casa e laurearsi ufficialmente campioni d’Italia per la quinta volta consecutiva. Alla guida dell’aereo c’è il tenente colonnello Pierluigi Meroni, che alle 13 in punto atterra all'aeroporto di Barcellona per un rifornimento. Poi il trimotore FIAT G.212 si rialza in volo alla volta dell’aeroporto di Torino-Aeritalia. Si tratta di un cambio di programma dell'ultima ora visto che inizialmente era previsto l'atterraggio a Milano Malpensa. Ancora oggi non si conosce il motivo di questa decisione, ma tra le ipotesi più accreditate c’è quella secondo cui il giocatore Valentino Mazzola avrebbe chiesto in persona al comandante Meroni di andare direttamente Torino.

 

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Una volta arrivati all’altezza di Savona, l'aereo vira verso nord. A Torino c'è maltempo, piove a dirotto e soffia un fortissimo vento di libeccio. Quando sono da poco passate le 17, la torre di Torino entra per l’ultima volta in contatto con il velivolo che trasporta il Grande Torino. La fase di atterraggio è tragica, l'altimetro impazzisce e il pilota non riesce a evitare lo schianto contro la Basilica di Superga alla velocità di 180 chilometri orari. Alle 17.03 del 4 maggio 1949 una fitta nebbia nasconde il relitto in fiamme e i corpi esanimi dei 31 passeggeri. Non si salva nessuno. Il primo a giungere sul luogo dell’incidente è il cappellano di Superga Don Tancredi Ricca, che si trova davanti una scena straziante. Passano pochi minuti e iniziano ad arrivare altre persone. Nel giro di poco tutti si rendono di conto di cosa sia appena successo: si è schiantato l’aereo con a bordo il Grande Torino.  

 

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Hanno appena perso la vita i giocatori Bacigalupo, Aldo e Dino Ballarin, Bongiorni, Castigliano, Fadini, Gabetto, Grava, Grezar, Loik, Maroso, Martelli, Valentino Mazzola, Romeo Menti, Operto, Ossola, Rigamenti e Schubert; sono volati via anche il d.g. Agnisetta, il consigliere Civalleri, il Direttore Tecnico Egri Erbstein, l'allenatore Lievesley e il massaggiatore Cortina; sul volo c’erano anche i giornalisti Casalbore, Cavallero e Tosatti, l'organizzatore Bonaiuti e quattro membri dell'equipaggio. Spetta al commissario tecnico della Nazionale italiana, Vittorio Pozzo, riconoscere le salme dei suoi ragazzi che uno dopo l’altro vengono estratti dai rottami. Il 5 maggio 1949 tutto il mondo dello sport è in lutto e piange una delle squadre più vincenti di sempre. Da allora ogni 4 maggio vengono ricordate tutte le vittime della tragedia di Superga, dove oggi sorge una lapide commemorativa diventata meta di pellegrinaggio. 

 

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