Tragedia aerea di Punta Raisi: era il 23 dicembre 1978

Sono passati 42 anni da quando il volo Alitalia 4128 si schiantò nel Mar Tirreno spezzandosi in due tronconi: morirono 108 persone di cui 103 passeggeri.

Centotre vite spezzate. Centotre vittime che s’apprestavano a festeggiare le vacanze di Natale con parenti e amici. Era il 23 dicembre 1978 quando il volo di linea Alitalia 4128, partito dall'aeroporto di Roma-Fiumicino e diretto a Palermo-Punta Raisi, si schiantò sul Mar Tirreno con a bordo 129 persone tra passeggeri e membri dell'equipaggio. Mezzanotte era passata da 38 minuti, l’impatto del McDonnell Douglas DC-9-32 contro l’acqua fu devastante. Avvenne a circa 3km a nord del comune di Cinisi, a toccare per prima l’acqua fu l’ala destra del velivolo che si spezzò in due tronconi e si inabissò. Si verificò tutta durante la fase finale di avvicinamento alla pista di atterraggio che iniziò troppo presto. L’incidente verrà attribuito ai piloti che con ogni probabilità, ingannanti da un'illusione ottica, pensarono di aver visto le luci della pista. In realtà era solo il loro riflesso sull’acqua e la pista era lontana centinaia di metri in più di quanto gli sembrasse. A distanza di 42 anni da quel tragico giorno, guarda su Dplay e senza pubblicità su Dplay Plus le puntate di Ingegneria fuori controllo, con le testimonianze di esperti, le analisi scientifiche e le prove ufficiali che rivelano i grandi disastri della nostra epoca.

 

DISASTRO AEREO DI PUNTA RAISI: LA STORIA

 

Durante la parte iniziale dell’atterraggio, l’aereo scese fino a 50 metri di quota sul mare per individuare il punto di contatto sulla pista. Una fortissima folata di vento fece perdere al mezzo la quota residua, l’ala destra toccò l’acqua alla velocità di 150 nodi (circa 280 km/h) e il DC-9 si spezzò in due parti. La maggior parte dei passeggeri morì sul colpo, altri a causa delle rigidissime temperature dell’acqua. Uno dei sopravvissuti fu Carlo Pavone, un dottore di Palermo che poco dopo avrebbe raccontato: “Ero seduto al mio posto e aspettavo l’atterraggio, poi ho sentito un urto improvviso, siamo rimasti al buio e l’acqua ha iniziato a invadere l’abitacolo. Ho pensato alla mia vita, a tutte quelle cose che avrei ancora voluto fare. Pensavo di morire…”. Ma così non fu. Insieme a lui salvarono altre 20 persone che riuscirono miracolosamente a evitare la morte, aiutati dalle barche dei pescatori che accorsero sul luogo dell’incidente in tempi brevissimi. 

 

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