La tragedia aerea della Chapecoense: era il 28 novembre 2016

Sono passati 4 anni dal disastro aereo in cui venne coinvolta la squadra di calcio brasiliana. Morirono 71 persone e solo in 6 si salvarono miracolosamente.

Un dramma. Una tragedia improvvisa. Una ferita che non si potrà mai rimarginare. È la sera del 28 novembre 2016, la squadra di calcio brasiliana della Chapecoense è sul volo charter LaMia 2933 (l'aereo che pochi giorni prima ha ospitato la nazionale argentina di Lionel Messi) che da San Paolo in Brasile li porterà all'aeroporto internazionale di Medellín, con scalo a Santa Cruz de la Sierra, Bolivia. Sono giorni storici per la Chape, che nel 2009 vivacchiava nel quarto livello del calcio brasiliano e nel 2014 è arrivata nella massima serie. Adesso, a quasi mezzo secolo da quando ha visto la luce (è nata il 10 maggio 1973 dalla fusione tra l'Atlético Chapecoense e l'Independente), è pronta a disputare la finale d’andata di Copa Sudamericana (l’equivalente della nostra Europa League) contro l'Atlético Nacional. Se dovesse vincere, si qualificherebbe automaticamente alla Copa Libertadores, la nostra Champions League. L’emozione è tanta, la felicità e la volta di giocarsi qualcosa di importante ancor di più. Ma la Chape non arriverà mai a quel calcio d’inizio

 

LA TRAGEDIA AEREA DELLA CHAPECOENSE

 

Durante il volo si spengono all’improvviso le luci. È buio pesto e si sente solo la voce di una hostess che invita tutti a mantenere la calma e ad allacciare le cinture. A bordo non c’è solo la Chapecoense al gran completo ma anche staff tecnico, dirigenti, giornalisti e accompagnatori per un totale di 68 passeggeri e 9 membri dell’equipaggio. L’aereo inizia a precipitare, la tragedia è imminente. “Credo che poche persone al mondo possano raccontare una cosa simile. Ricordo che iniziammo a precipitare…”, racconterà Jakson Follmann, uno dei calciatori sopravvissuti allo schianto a cui verrà amputata una gamba. Il pilota dell’aereo tenta un atterraggio di emergenza, ma non c’è nulla da fare. L'aereo si schianta in Colombia, nei pressi di Cerro Gordo, una zona montuosa che per i soccorsi è difficile da raggiungere in tempi brevi. Il primo ad arrivare sul posto è un fotografo della Reuters che parla di un aereo spezzato in due con solamente il muso e le ali riconoscibili dal resto della carcassa. Dopo Superga e i Busby Babes del Manchester United, ecco un’altra tragedia aerea che consegna alla storia una squadra di calcio.

 

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Muoiono 71 persone e si salvano in 6, tra cui tre calciatori (Neto, Jakson Follman e Alan Ruschel), un tecnico di volo, una hostess e un giornalista. C’è chi perde la vita in ospedale come il portiere Marcos Danilo, inizialmente sopravvissuto all’impatto. C’è chi si salva per una mancata convocazione, come il portiere 42enne Nivaldo, e chi per un cambio di posto, come Alan Ruschel. Pochi giorni dopo l’incidente il Governo boliviano sospende la licenza di volo alla compagnia aerea LaMia mentre due anni dopo, il 27 aprile 2018, gli investigatori pubblicano il rapporto finale dell'incidente. Tra le cause principali di quello schianto ci sono la pianificazione errata del piano di volo, il fatto di non aver tenuto conto della sufficiente quantità di carburante per arrivare a destinazione e l’indecisione dei piloti che, nonostante il carburante in esaurimento, hanno deciso ugualmente di proseguire la rotta invece di atterrare immediatamente in un altro aeroporto. Insomma, la tragedia poteva e doveva essere evitata. Nel frattempo la Chapcoense, a cui è stata assegnata d’ufficio la Copa Sudamericana 2016, ha provato a ripartire tra mille difficoltà. Oggi milita nella Série B del campionato brasiliano e porta ancora le ferite profondissime di quel giorno da incubo. 

 

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