Titanic, il 14 aprile 1912 il disastro del transatlantico più famoso della storia

Esattamente 109 anni fa il transatlantico britannico della classe Olympic, con a bordo oltre 2mila persone, naufragava durante il suo viaggio inaugurale. Ricostruiamo quanto successo.

Il più famoso transatlantico della storia. È ovviamente il Titanic, che deve la sua fama anche alla pellicola colossal del 1997, il film “Titanic” scritto e diretto da James Cameron. Esattamente 109 anni fa il Titanic naufragava durante il suo viaggio inaugurale. Un’occasione perfetta per ricostruire quanto successo in quella tragica notte. 

 

IL DISASTRO DEL TITANIC

 

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Il transatlantico britannico RMS Titanic inizia a prendere forma il 31 marzo nel 1909 in un cantiere navale di Belfast, in Irlanda. Viene completato tre anni dopo, nel 1912. Progettato e costruito per essere il più grande e lussuoso transatlantico esistente, per dargli vita vengono spesi in totale 7,5 milioni di dollari. È lungo 269,1 metri, alto 53,3, largo 28 e pesante 47428 tonnellate. Al di sotto della linea di galleggiamento si trovano il ponte di stiva per le merci e il vano motore, turbine, caldaie e generatori elettrici. Nella parte superiore, invece, ci sono il ponte della nave con la cabina di comando e le scialuppe di salvataggio. Nel mezzo spazio alle camere dei passeggeri che si dividono in prima, seconda e terza classe. Per la traversata inaugurale da Southampton a New York, il Titanic ospita oltre 2mila passeggeri. Tra questi ci sono persone appartenenti a ogni ceto sociale: dai milionari ai migranti in cerca di fortuna. Lussuosa oltre ogni immaginazione, tra le tante cose la nave è dotata di palestre, sale da pranzo, sale da lettura, campi da squash, barbieri e piscine. Ci sono però solo 20 scialuppe di salvataggio e non le 60 che dovrebbero essere sull'imbarcazione, giudicata comunque in regola. Le scialuppe sono infatti destinate esclusivamente al trasporto delle persone verso le navi soccorritrici e non a tutti gli ospiti del transatlantico. 

 

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Diviso in sedici compartimenti stagni, il Titanic è considerato inaffondabile. Ma sappiamo bene che non sarà così. La mattina del 10 aprile 1912 i passeggeri arrivano al porto di Southampton e iniziano a salire a bordo. A mezzogiorno, sotto il comando del capitano Edward Smith, il Titanic salpa in direzione New York ma non prima di fare tappa a Cherbourg (in Francia) e a Queenstown (in Irlanda) per imbarcare altri passeggeri. Poi inizia il viaggio attraverso l’Oceano Atlantico del Nord. Il 14 aprile 1912 il Titanic riceve le prime allarmanti notizie sulla presenza di numerosi iceberg lungo il tragitto, così il capitano Smith traccia un nuovo percorso continuando comunque a navigare alla massima velocità. Quando cala la notte, è buio pesto e le temperature sono rigidissime. Per i membri dell’equipaggio è tutt’altro che semplice individuare eventuali iceberg. Ma alle 23.40 Frederick Fleet, marinaio britannico che sarà uno dei pochi sopravvissuti al naufragio, vede a occhio nudo un gigantesco iceberg proprio sulla rotta del Titanic. Immediatamente Fleet suona la campanella d’allarme, ma gli ufficiali sul ponte non riescono a virare in tempo per schivare l’ostacolo. 

 

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Il Titanic viene seriamente danneggiato, eppure i passeggeri non si accorgono di nulla. Sei compartimenti stagni dello scafo si allagano, il capitano capisce subito che la nave affonderà. A mezzanotte Smith fa una chiamata di soccorso via radio e poi ordina ai passeggeri di imbarcarsi sulle scialuppe di salvataggio, consapevole che basteranno solo per metà delle persone a bordo. Donne e bambini hanno la precedenza, ma il caos e la paura la fanno da padroni e la prima scialuppa viene calata con appena 20 persone a bordo rispetto alle 60 che avrebbe potuto salvare. All’una di notte la prua comincia ad affondare e sulla nave regna l’anarchia. Alle 2, quando salpa l’ultima scialuppa, a bordo ci sono ancora 1500 persone. Il ponte è ormai in posizione verticale e i passeggeri iniziano a precipitare nelle gelide acque dell’Atlantico. A questo punto la nave si spezza in due tronconi e metà sparisce in fondo al mare. Con essa affonda anche il capitano che non abbandona la sua imbarcazione (un’altra tesi sostiene si sia sparato). Poco dopo anche la poppa si mette in verticale e affonda. Molti annegano, la maggior parte muore per ipotermia. Alle 4 circa, dopo aver seguito i razzi segnaletici, sul posto della tragedia arriva la nave Carpathia che recupera tutti i passeggeri presenti sulle scialuppe di salvataggio. Sopravvivono appena 700 persone, le vittime sono più di 1500.

 

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