Strage di Ustica: era il 27 giugno 1980

Sono passati 41 anni da quando persero la vita le 81 persone a bordo del volo di linea IH870 precipitato in mare tra Ponza e Ustica. Ricostruiamo quanto successo.

Sono le 20.59 del 27 giugno 1980 quando l’aereo civile che da Bologna sta raggiungendo Palermo improvvisamente non risponde al messaggio radio che lo autorizza a iniziare la discesa verso l’aeroporto di Punta Raisi. Si tratta del volo di linea IH870 operato dall'aeromobile Douglas DC-9 della compagnia aerea Itavia. E non risponde più perché è stato appena colpito da un missile sganciato da un velivolo militare che non verrà mai identificato. Sì, è stato abbattuto, disintegrato ed è precipitato in mare aperto tra Ponza e Ustica. È una strage. Muoiono tutte le 81 persone a bordo. 
Ma la verità emergerà solo anni dopo.

 

STRAGE DI USTICA: ERA IL 27 GIUGNO 1980

 

La vicenda appare da subito poco chiara. Vengono infatti insabbiate le responsabilità dell’Aeronautica militare e negate presenze di aerei militari nella zona dell'incidente. Spariscono anche le prove della tragedia, con le registrazioni dei tracciati radar che vengono distrutte e diventa quindi impossibile ricostruire l’evento. Inizialmente l’ipotesi più accreditata è quella del cedimento strutturale dell’aeromobile. Ma è una tesi fragile, fragilissima. Già, perché il Dc-9, costruito nel 1972, risulta correttamente revisionato a cadenza settimanale. Eppure la compagnia Itavia finisce sotto accusa, tanto che in Senato viene chiesto al Governo di revocarle immediatamente la concessione di volo. Una richiesta che viene accolta a dicembre del 1980 nonostante la Commissione ministeriale d’inchiesta guidata da Carlo Luzzatti escluda l’ipotesi del cedimento strutturale. Poco dopo Itavia fallisce ma il presidente della compagnia Aldo Davanzali non perde le speranze di portare alla luce la verità, sostenendo che l’aereo sia stato abbattuto da un missile. Le parole di Davanzali fanno molto rumore e lui viene incriminato dal magistrato Giorgio Santacroce per “diffusione di notizie esagerate e tendenziose”. Ma l’ipotesi del missile non tramonta, anzi. Quando negli Stati Uniti vengono fatte analizzare dal National Transportation Safety Board i tracciati radar a disposizione, emerge la presenza di un aereo militare aggressore di nazionalità non identificata proprio accanto al Dc-9. Si tratta con ogni probabilità di un aereo libico che viaggiava in coda al Dc-9 con l’obiettivo di nascondere la sua presenza ai radar.

 

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Nel 1986 la strage di Ustica risulta ancora irrisolta e l’archiviazione è ormai prossima. Si fa inoltre strada un'altra tesi, quella di una bomba all’interno del velivolo. Ma la verità è un'altra e ormai è cosa nota. Tutt’altro discorso è però dimostrarlo. Tra i pochi che si battono c’è il giornalista Andrea Purgatori che spinge sull’ipotesi dell’abbattimento del Dc-9 per mezzo di un missile. A fine anni Ottanta è decisivo anche l’impulso dato dal Comitato per la Verità su Ustica e dall’Associazione Parenti delle vittime della strage di Ustica. È necessario però recuperare il relitto (situato nel Tirreno a 3.700 metri di profondità), altrimenti è impossibile stabilire i motivi per cui il Dc-9 sia precipitato. A stanziare i fondi per le operazioni di recupero è il Presidente del Consiglio Giuliano Amato. L’analisi dei resti stabilisce nel 1989 che l’aereo sia stato colpito da un missile e sia successivamente precipitato. Nel 1999, dopo ben 19 anni di indagini, viene accertato dal giudice Rosario Priore che il velivolo sia stato abbattuto “a seguito di azione militare di intercettamento, verosimilmente nei confronti di un secondo aereo nascosto nella scia del Dc-9″. Nel 2013 la tesi del missile viene ritenuta come definitivamente acquisita. Non solo. Viene anche ricondotto ufficialmente il fallimento dell’Italia all’azione di depistaggio portata avanti dall’Aeronautica militare. Oggi l’inchiesta per trovare gli autori della strage è tuttora in corso. 

 

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