Naufragio della nave Michail Lermontov: era il 16 febbraio 1986

Il 16 febbraio di 35 anni fa a Marlborough Sounds, in Nuova Zelanda, la nave da crociera sovietica Mikhail Lermontov affonda per un errore del capitano Don Jamison. Ricostruiamo quanto accaduto.

È il 16 febbraio 1986, la nave da crociera sovietica Mikhail Lermontov s’appresta ad attraversare lo stretto di Cook e a dirigersi verso Marlborough Sounds, popolare area situata nella parte settentrionale dell'Isola del Sud in Nuova Zelanda. A bordo ci sono 743, di cui 372 passeggeri e il resto membri dell'equipaggio. Ma facciamo un passo indietro. Costruita a Wismar nei cantieri VEB Mathias-Thesen Werft, la nave prende il nome dal poeta e scrittore Michail Lermontov, morto tragicamente a 27 anni in un duello. Nel 1982 fu subito interessata da imponenti lavori di cantiere (vennero spesi circa 15 milioni di dollari). Era infatti nata già vecchia con metà delle camere prive di bagno interno. La Mikhail Lermontov fu la prima nave dell’Unione Sovietica a solcare regolarmente le acque tra l'Europa e gli Stati Uniti. Almeno fino all’invasione sovietica dell'Afghanistan a seguito della quale gli Stati Uniti bloccarono gli accessi ai loro porti.

 

IL NAUFRAGIO DELLA NAVE MIKHAIL LERMONTOV

 

Nel 1986 fu rimessa in servizio come nave da crociera e in queste vesti salpò il 15 febbraio 1986 da Wellington, capitale della Nuova Zelanda, per attraversare lo stretto di Cook. Qui però il capitano Don Jamison prese una decisione che si rivelerò fatale. Piuttosto che oltrepassare il faro posizionato su uno scoglio oltre Capo Jackson, Jamison - senza consultare le carte nautiche - puntò dritto al passaggio tra lo scoglio col faro e il promontorio facendo incagliare la nave sulle rocce. Alle 17.37 del 16 febbraio i passeggeri a bordo furono spaventati da un boato, la sensazione era che la nave avesse urtato qualcosa. Ed era proprio quello che era appena successo. Improvvisamente la Michail Lermontov diventò ingovernabile, i punti di giunzione delle lamiere saltarono immediatamente dopo l'impatto e i doppi fondi iniziarono a riempirisi d’acqua. Stessa sorte toccò ai tre compartimenti stagni. Poi ci furono gravi cedimenti strutturali che portarono all'interruzione dell'energia elettrica. 

 

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Si conteranno 1 morto e 11 feriti, un bilancio che sarebbe potuto essere di gran lunga peggiore. Giorni dopo ci sarà un rimpallo di responsabilità tra il pilota e il comandante, con quest’ultimo che darà la colpa al pilota per essersi avventurato nel passaggio tra lo scoglio col faro e il promontorio. Il pilota giurerà invece di aver ceduto il controllo al comandante poco prima dell'impatto. L’inchiesta condotta dall’Unione Sovietica porterà all'accusa del pilota, scagionato invece dai neozelandesi. Quel che è certo è che la nave non sarà mai recuperata (al contrario del carburante che in due mesi verrà raccolto per scongiurare un vero e proprio disastro naturale). Giace infatti ancora in appena 37 metri d’acqua ed è diventata un popolare sito di immersioni. Popolare ma anche molto rischioso, visto che sono già tre i sub morti dal naufragio

 

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