La tragica estate del 1987 in Valtellina

Sono passati 34 anni dall'estate del 1987 durante la quale un'alluvione in Valtellina provocò 53 morti, miliardi di danni e migliaia di sfollati.

Un'alluvione che in Valtellina ha lasciato ferite difficilmente rimarginabili. Era luglio del 1987 quando nella provincia di Sondrio un violentissimo nubifragio provocò inondazioni e frane che costarono la vita a 53 persone e provocarono migliaia di sfollati e danni per oltre 4000 miliardi di lire. Tutto ebbe inizio a metà luglio quando una massa d’aria gelida proveniente dal nord incontrò una massa d'aria molto calda e umida verso l'arco alpino. Improvvisamente la pressione si abbassò ma il termometro continuò a segnare temperature torride. Iniziarono così le piogge che divennero sempre più incessanti col passare dei giorni. La prima tragedia si verificò il 18 luglio alle 17.30, quando il paese di Tartano venne travolto da fango e acqua e persero la vita 11 turisti. Ma i guai erano appena cominciati. Poche ore dopo esondò il fiume Adda che allagò San Pietro di Berbenno, Ardenno, Fusine, Selvetta e Cedrasco. I collegamenti stradali e ferroviari saltarono e centinaia di persone furono costrette ad abbandonare in fretta e furia le loro case. Successivamente fu evaquato il comune di Torre di Santa Maria dopo l’esondazione del torrente Torreggio. Furono interrotti anche i collegamenti con la Svizzera vista l’inagibilità della dogana di Piattamala. 

 

L'ALLUVIONE DEL 1987 IN VALTELLINA

 

L’emergenza si spostò poi nell’alta Valtellina, dove alle 7.18 del 28 luglio un’enorme frana si staccò dal monte Zandila e in pochi secondi oltre 40 milioni di metri cubi di materiale spazzarono via Sant'Antonio Morignone e Aquilone, due frazioni di Valdisotto. In queso caso si evitò un'immane tragedia visto che i centri abitati erano stati tutti evacuati. Persero però la vita sette operai giunti in paese per svolgere dei lavori di ripristino della strada statale 38 e anche alcuni abitanti della frazione di Aquilone che era stata considerata fuori pericolo. Gli esperti non riuscirono infatti a prevedere lo spostamento d'aria causato dalla frana che risalì la sponda opposta della montagna e provocò 35 vittime. La situazione di emergenza non si arrestò ma proseguì visti gli sbarramenti di oltre 50 metri creatisi lungo le strade e nei letti dei fiumi dai detriti, in particolare fu ostruito il flusso del fiume Adda verso Tirano a sud. 

 

CRONACA DI UN DISASTRO: GUARDA ORA SU DISCOVERY+ 

 

Iniziò così a formarsi un gigantesco bacino naturale che minacciava l’intera valle sottostante. Mentre il livello dell’acqua saliva vertiginosamente, per tutto il mese d’agosto si cercò affannosamente una soluzione e alla fine il bacino d'acqua fu tenuto sotto controllo. Ma a fine mese la pioggia tornò battente e dopo un lungo dibattito tra gli esperti fu autorizzata la tracimazione controllata delle acque del fiume Adda. Alle 22 del 29 agosto, prima della tracimazione preventiva, vennero evacuati tutti i centri abitati nei pressi del corso dell'Adda, da Sondalo a Sondrio. Venne poi scavata una breccia sul fronte della frana e l’acqua fu fatta defluire a valle l'acqua al ritmo di 40 metri cubi al secondo. Poi gli evacuati rientrarono finalmente a casa e l’emergenza fu dichiarata conclusa dopo quasi sessanta giorni.

 

ATTIVA ORA DISCOVERY+ 

 

***

Scopri discovery+, il servizio a pagamento che ti permette di guardare il meglio dei contenuti Discovery, in esclusiva e in anticipo rispetto alla TV. Con discovery+ avrai l’intero catalogo senza pubblicità, e potrai guardare i tuoi programmi preferiti dove vuoi e quando vuoi. Provalo subito!

Alaska: costruzioni selvagge. Guarda tutti i video!

I più visti su DMAX Discovery+