La tragedia del volo Ethiopian Airlines 302: era il 10 marzo 2019

Due anni fa esatti il volo Ethiopian Airlines 302 partito da Addis Abeba e diretto a Nairobi si schiantò pochi minuti dopo il decollo provocando la morte di 157 persone. Ricostruiamo tutta la vicenda.

Il più grave incidente nella storia della Ethiopian Airlines. È avvenuto il 10 marzo 2019 e ha visto coinvolto il volo Ethiopian Airlines 302, che si schiantò dopo pochi minuti dal decollo mentre era diretto a Nairobi. Morirono tutte le persone a bordo, 157 tra membri dell’equipaggio e passeggeri. Ricostruiamo quanto accaduto a distanza di esattamente due anni. 

 

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LA TRAGEDIA DEL VOLO ETHIOPIAN AIRLINES 302

 

È il 10 marzo 2019, alle 8.38 ora locale il volo 302 della Ethiopian Airlines lascia l'aeroporto Internazionale Addis Abeba-Bole di Addis Abeba, in Etiopia, e si dirige verso l'aeroporto Internazionale Jomo Kenyatta di Nairobi, in Kenya. A bordo del Boeing 737 MAX 8 (questo il velivolo che opera su questa tratta) ci sono 157 persone di cui 149 passeggeri (provenienti da 33 paesi diversi, compresi 8 italiani) e 8 membri dell'equipaggio. Passano solo pochi secondi e il primo ufficiale, il 25enne Ahmed Nur Mohammod Nur (neolaureato all'Accademia della compagnia aerea con 361 ore di volo alle spalle), comunica alla torre di controllo di avere dei problemi. La situazione precipita subito, con il Boeing 737 MAX 8 che perde quota. Così il capitano, il 29enne Yared Getachew (al momento dell’incidente è il comandante più giovane della Ethiopian Airlines con alle spalle 8122 ore di volo), e il primo ufficiale mettono in atto una serie di disperate manovre per non far perdere quota all’aereo. Tre minuti dopo il decollo viene chiesto e autorizzato il rientro in aeroporto. Ma alle 8.44 l’aereo scompare dai radar e si schianta all'impressionante velocità di circa 1126 km/h. Nessuno sopravvive. Alcuni testimoni riferiscono di aver visto del fumo bianco dietro al velivolo e di aver udito strani rumori provenire dall’aereo. Il Boeing 737 MAX 8 precipita nel distretto di Gimbichu, nella regione di Oromia, creando un cratere largo circa 27 metri, lungo 120 e profondo fino a 9. Passano poche ore e prendono il via le indagini dell’agenzia investigativa francese sugli incidenti aerei. 

 

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Purtroppo non è il primo Boeing 737 MAX 8 a precipitare provocando decine di vittime. Solo pochi mesi prima, nell’ottobre 2018, il volo Lion Air 610 si era schiantato poco dopo il decollo effettuato a Giacarta, in Indonesia. In quel caso erano morte 189 persone. Dopo 18 mesi di indagini serrate, vengono rese note le cause della tragedia. Anzi, delle due tragedie. I due incidenti “sono stati il culmine orribile di una serie di ipotesi tecniche errate da parte degli ingegneri della Boeing, una mancanza di trasparenza da parte della direzione di Boeing e una supervisione gravemente insufficiente da parte della Federal Aviation Administration”. Boeing sarà costretta a pagare 2,5 miliardi di dollari per mettere la parola fine sull’inchiesta penale aperta dopo i disastri dei voli Lion Air 610 e dell'Ethiopian Airlines 302, provocati dal malfunzionamento di un software di pilotaggio automatico che i piloti non conoscevano adeguatamente perché istruiti in maniera superficiale. Dai risultati dell’inchiesta emerge anche che ai piloti siano arrivate informazioni contraddittorie nel momento dell’emergenza e che l'allarme che portava all'attivazione del sistema anti stallo - all’insaputa di piloti e compagnie aeree - era fuori uso su quasi tutta la flotta di 737 Max. E pensare che gli incidenti che hanno visto coinvolti i 737 Max sono stati due ma avrebbero potuto essere di più. Già, basti pensare al 737 Max 8 della Norwegian Air Shuttle costretto a un atterraggio di emergenza a Shiraz, in Iran. Un'altra tragedia che fortunatamente è stata solo sfiorata.

 

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