Amoco Cadiz, il naufragio della petroliera: era il 16 marzo 1978

La mattina del 16 marzo del 1978 la super petroliera Amoco Cadiz si ritrovò in una tempesta e andò in avaria: ripercorriamo la storia di uno dei peggiori disastri ambientali di sempre.

Uno dei più gravi disastri ambientali della storia. Parliamo del naufragio della petroliera Amoco Cadiz, avvenuto la mattina del 16 marzo del 1978. Partita dal Golfo Persico in direzione di Le Havre, in Francia, la petroliera si trovò a navigare in una violenta perturbazione al largo delle coste bretoni con il sistema idraulico della timoneria in avaria. A quel punto il comandante lanciò il mayday e nelle ore successiva il mare si tinse di nero, con oltre 230mila tonnellate di petrolio greggio e più di 3mila tonnellate di gasolio finite in acqua. A distanza di 43 anni da quel tragico giorno, ripercorriamo quanto accaduto.  

 

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LA STORIA DEL NAUFRAGIO DELL'AMOCO CADIZ 

 

Il 16 marzo 1978 l’Italia è sotto choc dopo il sequestro dell'onorevole democristiano Aldo Moro da parte delle Brigate rosse. Nel frattempo l’Amoco Cadiz, una superpetroliera da 234mila tonnellate e lunga 330 metri che batte bandiera americana, sta viaggiando in direzione di Le Havre con a bordo quasi tutti italiani. Dopo aver fatto tappa nel Golfo Persico, precisamente in un’isola di nome Kish per caricare 230mila tonnellate di petrolio greggio e più di 3mila tonnellate di gasolio, la nave cisterna risale l’Africa (a quei tempi il canale di Suez per chiuso per le tensioni tra Egitto e Israele, ma sarebbe stato comunque impossibile attraversarlo per una nave così grande), passa per le Canarie, per il golfo di Biscaglia fino ad arrivare al canale della Manica. In totale impiega 45 giorni per compiere questo tragitto. La mattina del 16 marzo 1978, all’ingresso della Manica (un tratto di mare con un incredibile traffico marino), si rompe improvvisamente il timone e la petroliera comincia a sbandare, sfiorando almeno due navi. A bordo iniziano a suonare la sirena, mentre il mare si alza e da nord soffia un vento fortissimo. Vengono mandati SOS a ripetizione e così tutte le navi nelle vicinanze riescono a restare a distanza dall’Amoco Cadiz. I meccanici si affannano nel tentativo di rientrare in controllo della superpetroliera, ma non c’è niente da fare: si sono rotti i tubi di pompaggio dell’olio e così il timone, che funziona grazie alla pressione dell’olio nel sistema idraulico, è definitivamente fuori uso. La nave ormai è ingovernabile

 

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A questo punto al capitano non resta da fare altro che comunicare alla compagnia la situazione di pericolo e chiedere l’intervento di un rimorchiatore. La tensione è alle stelle, la paura domina incontrastata tra le fila dell’equipaggio. La compagnia non risponde, ma all’improvviso ecco comparire un rimorchiatore. Ma prima di fare il suo lavoro, il rimorchiatore comunica il prezzo del soccorso e inizia una contrattazione con il responsabile della compagnia che ha il compito di autorizzare la spesa. La trattativa inizia alle 12 e alle 18 ancora non è arrivata la fumata bianca. La situazione è inverosimile, anche perché la nave ormai in balia delle onde si sta pericolosamente avvicinando a Ile Verte, arcipelago di scogli del mar celtico, situato di fronte al paese di Portsall. Solo quando l’Amoco Cadiz sta per incagliarsi, il rimorchiatore si prepara a intervenire. Il capitano però lo ferma, perché non può assumersi la responsabilità di accettare e correre poi il rischio che la compagnia si rivalga su di lui. Solo alle 21, con tutto l’equipaggio in serio pericolo, la compagnia autorizza l’intervento del rimorchiatore che finalmente tira i cavi all’equipaggio. Il rimorchiatore mette i motori al massimo ma la Cadiz non si ferma. Poi il dramma, il cavo si spezza e tutti temono il peggio

 

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La Cadiz finisce sugli scogli, a bordo sembra un terremoto. La nave si spezza in due, il ponte si frantuma e fuoriesce il gas (il metano che si era formato tra il petrolio e il tappo dei serbatoi) che intossica l’equipaggio. Comincia a uscire anche il petrolio e tutti i 44 membri dell’equipaggio si ritrovano ricoperti di greggio. La nave continua ad affondare, poi fortunatamente si adagia sugli scogli e si ferma. C’è chi suggerisce di mettere le scialuppe in mare, chi invece pensa sia troppo pericoloso visto il mare in tempesta. Alla fine restano tutti in plancia pregando che tutto vada a buon fine. A mezzanotte la luce: arriva un elicottero della marina francese che cala una cima con l’imbracatura e una alla volta salva tutti. L’ultimo a lasciare l’Amoco Cadiz è il comandante che viene portato via l’indomani. Quando il sole sorge e una marea nera si è ormai riversata sulle coste, i membri dell’equipaggio - portati in una sorta di ospedale - per poco non vengono linciati dagli abitanti del luogo perché ritenuti colpevoli di quel disastro ambientale. Rimarranno tutti per quasi due mesi in Francia a causa dell’inchiesta che verrà aperta. Alla fine verrà condannato il comandante del rimorchiatore per omissione di soccorso.

 

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