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Enzo Ferrari, 32 anni fa la scomparsa del padre del "cavallino rampante"

A 32 anni dalla scomparsa del fondatore della Ferrari ci gustiamo su Dplay Plus l’episodio di Legends dedicato alla storia di uno dei marchi automobilistici più famosi del mondo.

Il 14 agosto del 1988 se ne va Enzo Anselmo Giuseppe Maria Ferrari, nato a Modena il 20 febbraio 1898. Padre del marchio più riconoscibile dell’automobilismo mondiale, il suo impero nasce in una piccola officina nel modenese in cui inizia a coltivare il sogno di produrre un’auto che porti il suo nome. Inizialmente nei suoi pensieri non c’è un progetto così ambizioso come quello che prenderà corpo, eppure grazie al duro lavoro e a un’ardente passione riesce a conquistare il mondo restando nella sua terra natale. Nel giorno dell’anniversario della sua morte ci gustiamo su Dplay Plus l’episodio di Legends dedicato alla Ferrari. Un meraviglioso documentario in cui ripercorriamo la storia di uno dei marchi automobilistici più famosi del mondo e del suo fondatore, Enzo Ferrari

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Prima di diventare un imprenditore e un dirigente sportivo, Enzo Ferrari è un pilota che vive la fase pionieristica dell’automobilismo. Negli anni Venti corre per l’Alfa Romeo ottenendo risultati modesti e nel frattempo continua a coltivare la sua vera passione: costruire motori. Il definitivo passaggio dalla pista all’officina lo compie nel 1925 dopo la morte del suo amico e collega Antonio Ascari nel Gran Premio di Francia. Nel 1929 fonda la Scuderia Ferrari che si limita a costruire motori per l’Alfa Romeo. La scelta del marchio ricade su un cavallino rampante nero su fondo giallo. Si tratta di un simbolo esibito dall’asso dell’aviazione italiana Francesco Baracca durante la Prima Guerra Mondiale e che viene concesso a Enzo Ferrari dalla famiglia dell’aviatore. 

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Nel 1939 Ferrari lascia l’Alfa Romeo ma lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale lo obbliga a posticipare la produzione di auto col suo nome. Nel 1947 la rinata Scuderia Ferrari produce la sua prima creatura, la 125 S, una sportiva stradale. In questo periodo Enzo Ferrari costruisce vetture da strada solo per finanziare le auto da competizione. E infatti un anno dopo viene alla luce la 125 F1, prima monoposto da corsa che ottiene un successo immediato. Il merito è anche di Alberto Ascari, figlio di Antonio, che nel 1949 viene ingaggiato da Ferrari e si impone a Silverstone, in Svizzera e in Italia.

Nel 1950 Enzo Ferrari si iscrive alla prima stagione assoluta di Formula 1 e rimane l’unico costruttore ad aver partecipato a tutti i campionati fino a quel momento disputati. Nelle prime due stagioni prevale l’Alfa Romeo, nei due anni seguenti invece domina su Ferrari Alberto Ascari, che perderà la vita a 36 anni nel 1955 (stava testando una Ferrari 750) dopo essere passato alla Lancia un anno prima. Devastato, Enzo Ferrari decide in quel momento di non legarsi più ai piloti che corrono per lui (non sempre ci riuscirà) e anzi inizierà a metterli uno contro l’altro pur di ottenere il massimo da loro.

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A Maranello ormai arrivano solo i migliori piloti in circolazione come Juan Manuel Fangio, Mike Hawthorn, Phil Hill e John Surtees: tutti campioni del mondo. Successi su successi che vengono però pagati a caro prezzo: tra il 1957 e il 1961 ben cinque piloti Ferrari di Formula 1 perdono la vita in pista. Intanto la gestione autoritaria di Enzo Ferrari diventa impopolare a tal punto che nel 1962 diversi elementi chiave del suo team, contrari alla presenza in azienda della moglie, se ne vanno in quella che passerà alla storia come la “rivoluzione di palazzo”. Nel 1969, a causa dei crescenti costi del reparto corse e della produzione su strada, Enzo Ferrari vende il 50% del suo impero alla Fiat mantenendo però il totale controllo dell’attività agonistica.

Per la Ferrari questi sono anni di magra fino all’arrivo di Niki Lauda, consigliato dalla guida numero uno Clay Ragazzoni. Dopo il Mondiale vinto da Surtees nel 1964, sarà l’austriaco a riportare al successo il Cavallino nel 1975 facendo il bis due anni dopo. Nel 1979 trionfa su Ferrari Jody Scheckter, prima di un digiuno interminabile interrotto dal tedesco Micheal Schumacher, che dal 2000 al 2004 vincerà cinque mondiali di fila. Nel mezzo la scomparsa di uno degli ultimi "amori" del Grande Vecchio (questo solo uno dei soprannomi di Enzo Ferrari): Gilles Villeneuve. Un pilota genio e sregolatezza che Ferrari contava di portare al successo ma che l’8 maggio 1982 perderà la vita a Zolder, in Belgio. 

Enzo Ferrari se ne va a 90 anni nel 1988, nel pieno della crisi di risultati della sua Scuderia. Poco prima della sua morte permette che la Fiat passi dal 50 al 90% delle quote della società. Ferrari saluta tutti quando è uno degli italiani più conosciuti al mondo e la sua fabbrica è ormai parte dei libri di storia. La vita non gli ha risparmiato dolori (perse il padre e il fratello in giovane età) ma il lavoro gli ha regalato tante gioie: tra campionati del mondo e marche ha vinto venti titoli. Un bilancio?  “Lo faranno quelli che mi porteranno al cimitero”, rispondeva a chi glielo chiedeva. Animato sempre dalla passione, considerava l’automobile come una conquista di libertà dell’uomo. Per tutta la vita ha fatto quel che più gli piaceva fare. Sperava di lavorare fino all’ultimo dei suoi giorni e così è stato. Ha lasciato in eredità un sogno che continua a essere vissuto a occhi aperti da milioni di persone. 

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