Disastro dello Space Shuttle Challenger: guarda il documentario su discovery+

La mattina del 28 gennaio 1986 lo Space Shuttle Challenger fu distrutto dopo appena 73 secondi dal lancio: morirono tutti e sette gli astronauti. Cosa non ha funzionato? Guarda il documentario.

È una fredda mattina del 28 gennaio 1986 quando lo Space Shuttle Challenger, partito dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral, si disintegra letteralmente in aria. Una guarnizione di gomma chiamata "O-ring" ha ceduto e una fuoriscita dal razzo a propellente solido ha causato un cedimento strutturale del serbatoio esterno. A seguire in diretta il lancio ci sono milioni di persone, incredule e sgomente mentre osservano una scia di fumo attraversare il cielo. I setti membri dell'equipaggio, inclusa l'insegnante Christa McAuliffe, precipitano inesorabilmente per 20mila metri fino alla morte. A distanza di 35 anni da quel terribile giorno, ricostruiamo quanto accaduto nel dettaglio grazie alla puntata di "Cronaca di un disastro" dedicata proprio alla tragedia dello Space Shuttle Challenger e che potete guardare su discovery+

 

IL DISASTRO DELLO SPACE SHUTTLE CHALLENGER: GUARDA IL DOCUMENTARIO SU DISCOVERY+ 

 

È il 22 gennaio 1986, lo Space Shuttle Challenger è pronto per essere lanciato dal Kennedy Space Center. Ma la data viene posticipata a causa del maltempo. Il lancio viene spostato al 23, poi al 24 e infine al 25 gennaio. Ma per motivi legati sempre al maltempo e per problemi tecnici con il portello d’ingresso, il lancio slitta ancora. Il 28 gennaio le temperature sono più basse del solito per il lancio dello shuttle e ci sono fortissime raffiche di vento. Inizia così a circolare la notizia dell’ennesimo rinvio. Nello Utah gli ingegneri sono molto preoccupati dall’effetto che il freddo potrebbe avere sulle guarnizioni di gomma (“O-ring”) e così chiedono i report della NASA con maggiori dettagli meteorologici. Successivamente va in scena una teleconforenza tra gli ingegneri dello Utah, del Marshall Space Center ad Huntsville (Alabama) e la sede della NASA a Cape Canaveral. Più di una dozzina di ingegneri inviano via fax dei grafici e fanno una raccomandazione molto chiara: il lancio dello shuttle non dev’essere autorizzato nel caso la temperatura scenda al di sotto dei 53 gradi fahrenheit (11,6 gradi centigradi) per motivi legati al funzionamento degli O-ring. Una raccomandazione fatta anche in virtù di esperienze precedenti. Eppure quell’avvertimento viene messo in discussione. 

 

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Poi accade qualcosa di inaspettato. Al termine di una riunione riservata, a cui partecipano alti funzionari, viene messo un veto alla raccomandazione degli ingegneri e viene dato il via libera alla NASA per il lancio dello Space Shuttle Challenger a una temperatura equivalente ai 38 gradi fahrenheit, vale a dire 3 gradi centigradi. Diversi ingegneri protestano, ma vengono totalmente ignorati per la preoccupazione della perdita dei contratti vantaggiosi del Governo in caso di posticipazione del lancio. A questo punto la NASA chiede che vengano messe nero su bianco queste nuove raccomandazioni. A scriverle e a firmarle dovrebbe essere Allan McDonald, rappresentante della Morton Thiokol, società con sede nello Utah che sviluppa e produce sistemi di propulsione a razzo. McDonald però si rifiuta perché a suo giudizio si stanno correndo dei grossi rischi. Inoltre gli O-ring non sono l’unica preoccupazione. McDonald infatti riferisce ai partecipanti alla teleconferenza che il forte vento sta raggiungendo i 70 nodi e che c’è ghiaccio ovunque. Nel frattempo i funzionari della NASA fanno pressione per avere il fax dalla Morton Thiokol. Un fax che otterranno e che costerà la vita a sette persone. Ripercorri quel giorno di 35 anni fa grazie alla puntata di "Cronaca di un disastro" dedicata allo Space Shuttle Challenger disponibile in esclusiva su discovery+

 

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