Il disastro della Costa Concordia: era la notte del 13 gennaio 2012

Sono passati nove anni da quando la nave da crociera Costa Concordia urtò contro uno scoglio, si capovolse e affondò al largo dell'isola del Giglio. Morirono 32 persone.

Una tragedia evitabile. Il 13 gennaio 2012 avvenne il naufragio della Costa Concordia in cui persero la vita 32 persone. Il comandane della nave, Francesco Schettino, sta scontando nel carcere romano di Rebibbia la sua condanna a 16 anni di carcere dopo che nel 2017 il suo ricorso è stato respinto in Cassazione. Sono passati esattamente nove anni da quel disastro all'Isola del Giglio e in occasione di questo triste anniversario ripercorriamo quanto successo in quella notte da incubo.  

 

IL NAUFRAGIO DELLA COSTA CONCORDIA

 

È il 13 gennaio 2012, sono le 19.20 quando la Costa Concordia molla gli ormeggi e lascia il porto di Civitavecchio per dirigersi verso Savona. La Costa Concordia è l'ammiraglia di Costa Crociere, fiore all’occhiello della flotta costata ben 500 milioni di euro. È la nave italiana più grande mai costruita (è lunga 290 metri, larga 50 e alta 78) che dà lavoro a 1000 persone. È una città golleggiante. Di più. Un palazzo creato per navigare grazie a sei potentissimi motori diesel. A bordo ci sono 3208 passeggeri e 1023 membri dell'equipaggio. Le condizioni meteorlogiche sono ottime, l'arrivo a Savona è previsto per le 7.12 della mattina seguente. Ma la Costa Concordia a Savona non arriverà mai. In prossimità dell'Isola del Giglio è prevista una manovra fatta per dare spettacolo. L'enorme nave sta per tansitare come sempre vicino al porto con tutte le sue luci accese per farsi vedere in tutta la sua maestosità dagli abitanti del porto. Si tratta di una manovra di grande impatto, delicata ma fattibile purché ben studiata. Il corridoio di manovra è stretto e la nave deve eseguire una virata di 24 gradi. Il cosiddetto "inchino" è previsto per le 21.45. Così poco prima il comandante Francesco Schettino, che vuole eseguirla di persona, giunge in plancia al ponte di comando. Mancano 5 km all’Isola del Giglio, il comandane rileva il suo secondo e comincia a impartire i suoi ordini. La nave procede a 30 km/h, i passeggeri non sanno nulla di quello che sta succedendo. La rotta viene corretta, ma tra il comandante e il timoniere ci sono delle incomprensioni come si sentirà successivamente dalle registrazioni. Sono errori e incertezze che si sommano e tolgono tempo alla manovra che inizia in netto in ritardo. Ora la nave deve virare bruscamente e così Schettino ordina la controvirata per compensare il ritardo. Nulla da fare. Errori e incomprensioni proseguono. E alle 21.45 e 11 secondi uno scoglio situato pochi metri sotto la superficie sventra il fianco sinistro della nave. L'acqua entra immediatamente nello scafo mentre il gigante dei mari viaggia a 16 nodi. I passeggeri capiscono che qualcosa di strano sta accadendo, ma non immaginano che nel giro di un'ora la nave affonderà. 

 

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Lo scoglio ha creato falla lunga 57 metri e alta 7 nello scafo in acciaio della nave. Per far sì che non coli a picco, il personale deve isolare la falla. Ma il danno è fatale, l’acqua sta penetranndo in 4 comparti stagni e la nave sta per affondare. Schettino se ne rende subito conto ma i passeggeri impauriti vengono rassicurati e sentono parlare di un "semplice blackout". Schettino tentenna colpevolmente e inspiegabilmente, rifiuta l’aiuto della Guardia Costiera e non ordina l’evacuazione nonostante da più di un’ora conosca la gravità della situazione. Intanto la Costa Concordia si dirige verso il largo e rischia di affondare da un momento all’altro nel Mediterraneo. Fortunatamente, a velocità nulla, la nave viene spinta dal vento verso la costa e finisce incagliata sugli scogli rivelando l’enorme falla a babordo. I passeggero sono ormai abbandonati a loro stessi e non ricevono alcun ordine, mentre lo scafo continua a imbarcare acqua. Alle 22.54 viene finalmente ordinato l'abbandono della nave, a più di un’ora dall’impatto. Ora l’emergenza è ufficiale e la paura si impossessa di tutti. È il caos, regna l'anarchia e ogni lancia di salvataggio viene presa d'assalto. Un elicottero dei soccorsi raggiunge l’isola e grazie alle ottiche a infrarossi scopre l’entità della tragedia. I soccorritori non credono ai loro occhi: stando alle comunicazioni di Schettino, credevano di dover intervenire per un’avaria elettrica e invece trovano un gigante dei mari che sta affondando. Si iniziano a contare le prime vittime, persone che per la disperazione hanno cercato una via di fuga improvvisata non avendo trovato posto sulle lance di salvataggio. Schettino è incredibilmente fuggito su una lancia e quindi a bordo non c’è nessuno che coordini i soccorsi. Il capitano di fregata Gregorio De Falco, capo della sezione operativa della Capitaneria di porto di Livorno, chiama Schettino e gli intima di tornare a bordo. Ma Schettino non torna a bordo e si dirige verso il porto trovando rifugio nell’unico albergo dell’isola. 

 

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Sono gli abitanti dell'isola a gestire i soccorsi. Tra questi c'è anche Mario Pellegrini, vicesindaco dell’isola fa il viaggio inverso rispetto a Schettino e soccorre il maggior numero di persone possibili. Le operazioni di soccorso cessano alle 6 del mattino, si contano inizialmente 6 morti e decine di dispersi. Alla fine le vittime saranno 32, alcune delle quali recuperate due anni dopo. All’alba del 14 gennaio Schettino viene arrestato per omicidio colposo e abbandono di nave, intanto le autorità sono impegnate a capire come rimuovere un relitto di 100mila tonnellate. C’è chi crede sia impossibile farlo senza che si spezzi in due tronconi. Ad accettare la sfida è il sudafricano Nick Sloane, ingegnere navale, inventore e specialista nel recupero di relitti. La messa in sicurezza della nave, che diventa tristemente oggetto d'attrazione, dura 6 mesi. Dopo due anni di lavoro e il coinvolgimento di 500 persone, il 23 luglio 2014 la nave viene fatta galleggiare e rimorchiata in direzione di Genova per il successivo smantellamento. Schettino viene condannato a 16 anni in primo grado e la sentenza viene confermata in appello. L'epilogo arriva il 12 maggio 2017, quando il suo ricorso in Cassazione viene respinto. 

 

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