Il disastro aereo di Monaco: era il 6 febbraio 1958

Sono passati 63 anni da quando il Volo British European Airways 609, con a bordo il Manchester United, si schiantò all'aeroporto di Monaco-Riem: morirono 23 persone.

È il 5 febbraio 1958, la squadra di calcio inglese del Manchester United riesce a qualificarsi alle semifinali di Coppa dei Campioni grazie al 3-3 maturato a Belgrado, in Serbia, sul campo della Stella Rossa (all’andata i Red Devils hanno vinto 2-1 all’Old Trafford). Ma lo United non riuscirà a giocare quella maledetta semifinale. A frenare la squadra britannica sarà infatti un tragico incidente aereo in cui perderanno la vita undici membri del club. Ripercorriamo questa tragica vicenda a distanza di esattamente 63 anni da quel giorno.

 

IL DISASTRO AEREO DI MONACO

 

Terminata la gara contro la Stella Rossa, valida per il ritorno dei quarti di finale di Coppa dei Campioni, il giorno seguente il Manchester United si prepara a tornare in Inghilterra per iniziare a preparare la successiva partita di campionato. Per il viaggio in Serbia la società ha affittato un aero della British European Airways. Il Volo British European Airways 609, pilotato dall’ex tenente della RAF James Thain e con a bordo 38 passeggeri, lascia la Serbia la mattina del 6 febbraio alle 14.15 e si dirige all’aeroporto di Monaco-Riem per fare rifornimento. Una volta atterrato a Monaco sorge però un problema: il pilota James Thain non riesce a ripartire. Alle 15.19 avviene il primo tentativo di decollo, interrotto sul nascere dopo un rumore tutt’altro che usuale. Passano tre minuti e la torre di controllo accorda un nuovo permesso per il decollo, ma anche stavolta Thain decide di rinunciare dopo 40 secondi di manovra. Il motivo? Il pilota avverte un’eccessiva accelerazione dei motori, problema ben noto nei modelli di Airspeed Ambassador. E così i passeggeri vengono fatti scendere e si recano al terminal dell’aeroporto di Monaco, dove diversi giocatori del Manchester United mandano un telegramma per avvisare le famiglie del ritardo. 

 

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Poi i 38 passeggeri vengono richiamati a bordo, è tutto pronto per il terzo tentativo di decollo. A decidere è il pilota Thain nonostante il parere avverso dell’ingegnere di stazione, secondo cui la scelta migliore sarebbe far riposare i motori almeno 24 ore prima di ripartire. Stavolta Thain, che inizia le manovre di decollo alle 15.59, decide percorrere per intero la pista. L’aereo raggiunge i 217 km/h, tre in meno di quelli necessari per il decollo. Il motore si surriscalda eccessivamente e l’aereo finisce sulla parte della pista in terra battuta dove si è depositato un sottile strato di neve. La velocità scende bruscamente a 194 km/h, ancora troppi per frenare e ormai pochi per decollare. Thain frena ancora ma l'aereo scivola sul fango e sulla neve, sfondando la recinzione della pista. Poi supera una strada, fortunatamente libera in quel momento, e si schianta con l’ala sinistra contro una casa in cui ci sono quattro persone che fortuntamente rimarranno illese. Il lato sinistra della cabina di pilotaggio urta un albero e il lato destro della fusoliera si schianta contro un capannone, dove all’interno c’è un camion che contiene pneumatici e una cisterna di carburante. L’esplosione è istantanea, scoppia un incendio che ovviamente coinvolge l’aereo.  

 

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Muoiono il co-pilota e lo steward che erano in cabina. Perdono la vita anche otto giocatori del Manchester United: Geoff Bent, Roger Byrne, Eddie Colman, Mark Jones, David Pegg, Tommy Taylor e Liam Whelan. Duncan Edwards sopravvive all’esplosione, ma si spegne dopo 15 giorni di agonia in ospedale. Non sopravvivono neanche il segretario Walter Crickmer, il preparatore Tom Curry, l’assistente tecnico Bert Whalley e i giornalisti Alf Clarke del Manchester Evening Chronicle, Donny Davies del Manchester Guardian, George Follows del Daily Herald, Tom Jackson del Manchester Evening News, Archie Ledbrooke del Daily Mirror, Henry Rose del Daily Express, Frank Swift del News of the World ed Eric Thompson del Daily Mail. Le ultime vittime a essere identificate sono Bela Miklos, l’agente di viaggi ungherese che aveva organizzato la trasferta in Serbia, e Willie Satinoff, tifoso del Manchester United e grande amico dell’allenatore. Da quel terribile incidente ne escono invece vivi quattro membri dell’equipaggio (tra cui il capitano Thain che sarà processato), nove giocatori (Johnny Berry e Jackie Blanchflower però non torneranno mai più a giocare per le ferite riportate), l’allenatore Matt Busby, tre giornalisti, due passeggeri serbi e la moglie dell’agente di viaggi ungherese. Busby tornerà ad allenare lo United e assieme al capitano Bobby Charlton sarà tra i principali artefici della conquista della Coppa dei Campioni, alzata al cielo il 29 maggio 1968 nel celebre stadio londinese di Wembley.  

 

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