Vulcano

Il 6 novembre 1928 l'eruzione dell'Etna che seppellì Mascali

Novantadue anni fa una devastante eruzione dell'Etna cancellò dalla cartina geografica il comune di Mascali: guarda su Dplay Plus "La furia dei vulcani" per capire come funzioni un'eruzione.

Un paese letteralmente cancellato dalla furia dell'Etna. Accadde il 6 novembre 1928, quando una devastante eruzione travolse il comune siciliano di Mascali. A distanza di 92 anni da quel giorno, potete guardare senza pubblicità su Dplay Plus lo speciale "La furia dei vulcani " in cui si ripercorre quanto successo nell'estate 2018 quando il mondo fu scosso da due drammatiche eruzioni vulcaniche. Fuego, il vulcano del fuoco in Guatemala, rilasciò nuvole di gas bollente, cenere e roccia lungo le proprie pendici, provocando centinaia di vittime. Alle Hawaii, invece, Kilauea con la sua eruzione demolì proprietà, strade e paesaggio. Usando le ultime prove scientifiche, esploriamo ciò che rese uniche quelle eruzioni, perché siano state così difficili da prevedere e se fossero in qualche modo collegate.

 

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Il 6 novembre 1928 l'eruzione dell'Etna che seppellì Mascali

 

Un'eruzione spaventosa come non se ne vedevano da anni. La ricorda così chi l'ha vissuta. Era infatti da quasi tre secoli, esattamente dal 1669, che l'Etna non distruggeva un centro abitato. In poco meno di 24 ore un'infinita colata di lava seppellì tutto ciò che si trovò davanti: strade, campagne, chiese e palazzi. Il piccolo comune di Mascali, che sorgeva in collina a 120 metri di quota, fu letteralmente cancellato e qualche anno dopo risorse ricostruito più a valle. Come detto, non fu un'eruzione come tante ma ebbe un particolare potere distruttivo per un motivo specifico. Si aprì infatti un'imponente frattura a quota bassa (e non medio alta come solitamente accade): mai era successo che un frattura subterminale si spingesse fino a quota 1200 metri.

 

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Ne conseguì che dall'Etna fuoriuscì una quantità impressionante di magma. Basti pensare che durante l'apice dell'eruzione furono emessi oltre 100 metri cubi di lava al secondo (in totale saranno 43 milioni di metri cubi). L'eruzione prese completamente alla sprovvista gli abitanti di Mascali, in quei giorni in fermento per la festa del patrono San Leonardo e alle prese con la preparazione dell'antichissima Fiera del bestiame. Anche dopo la prima eruzione del 2 novembre (quando sul versante nord-orientale dell’Etna si formò un sistema di fessure, sia eruttive che secche, lungo circa 7 km) a Mascali nessuno scappò perché inizialmente sembrava che la lava si stesse digirendo verso un altro paese, Sant'Alfio.

 

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Ma nella notte tra il 4 e il 5 novembre si aprì una nuova bocca a quota molto più bassa e la lava si avviò velocemente verso Mascali. In due giorni la lava percorse 7 km arrivando da quota 1200 a quota 25 metri. Ovunque si vedevano scene di disperazione. Piangeva chi avevo perso casa con dentro tutti i propri bene. Si contarono oltre 4mila sfollati e andarono distrutti 770 ettari di terreni dove c'erano vigneti e limoneti di altissima qualità. Non solo. Sparirono decine di stabilimenti dove si estraevano essenze dagli agrumi e che davano lavoro a un migliaio di persone. Si dissolse in un attimo il fiore all'occhiello dell'economia della zona che ripartirà solo anni dopo. La ricostruzione di Mascali avverrà in tempi piuttosto brevi sotto il governo fascista. Nel 1937 la nuova Mascali, in perfetto stile littorio, era quasi completa. Oggi conta circa 12mila abitanti che ogni anno a novembre ricordano quei giorni di terrore del 1928. 

 

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